La musica deve dare emozioni

Lo ammetto: all’inizio degli anni ’90 sono stata una Thatters. Per i profani i Thatters sono i fan dei Take That, boyband in voga in quel periodo che si contrapponeva agli East 17, anch’essi inglesi.  La “rivalità” tra band è una costante di ogni epoca: basti pensare ai più importanti Beatles vs Rolling Stones, Duran Duran vs Spandau Ballet, Oasis vs Blur, Metallica vs Megadeth e tanti altri. Tralasciando le diatribe più o meno serie o vere, ascoltare i Take That mi dava emozioni (le più disparate, ve lo assicuro XD).

Nonostante mi definisca metallara, sin da bambina ho ascoltato ciò che passava la radio, o la TV (quando MTV era il canale di sola musica) ed ero il target preferito dalla musica commerciale, poiché quando senti le stesse canzoni milioni di volte, anche se non ti piace un pezzo, automaticamente ti entra nel cervello. La radio era la mia compagna durante i pomeriggi di studio, quando ero da sola o in compagnia, e non sapevo fare nulla senza.

Penso di poter tranquillamente asserire che, fino a una ventina di anni fa, ognuno di noi possedesse una cassetta (audio) duplicata da un amico con un album del gruppo fighissimo del momento, ma non potrei stimare quanti, come me, ne avessero sempre una “vergine” nello stereo e stessero pronti a schiacciare con indice e medio Play+Rec per registrare i pezzi direttamente dalla radio. Ho smesso di contare le maledizioni mandate ai deejay che “tagliavano il brano” parlandoci sopra! Quando la cassetta terminava il suo spazio, la riascoltavo per identificare eventuali doppioni e poi ne prendevo una nuova per copiare i brani registrati per intero o che si sentissero bene (e quando ero piccina mi dilettavo anche a presentarli prima XD). Infine, con un inglese tutto mio, scrivevo i titoli sulla copertina della cassetta così da avere la mia personale collezione di brani “fighi”.

Nonostante siamo nell’era del digitale, pare strano lo so, conservo ancora quei cimeli, non tanto per ascoltarli, ovviamente, ma come ricordo di quei momenti, di quelle “fatiche” e anche di quei gusti musicali così lontani. Credo sia stato tutto ciò ad avermi resa un’amante di qualsivoglia genere musicale. Conosco la musica italiana, quella straniera, conosco il pop come il rock, conosco il rap come la dance. Fanno parte del mio bagaglio e ne sono fiera.

Non mi va di giudicare i gusti musicali odierni di nessuno, ma una cosa è certa: se quella canzone, quel genere, quel cantante ti dona emozioni, chi sono io per giudicarti? Ognuno di noi ha in segreto, o meno, amato qualcosa che per gli altri era solo monnezza. Una cosa è certa: se il prodotto si vende, fa parlare di sè, si sente ovunque, crea proseliti e concerti, bisogna fare un plauso al produttore discografico e ai vari direttori marketing, per essere riusciti a raggiungere il loro scopo e un loro target.

Se ci mettessimo ad analizzare poi i messaggi più o meno positivi che i testi delle canzoni e i video mandano a bambini, adolescenti, adulti, e paragonarli fra loro negli anni, beh.. bisognerebbe cancellare l’80% dei gruppi a partire dagli anni ’60. Vero è che i tempi sono cambiati, che in pochi studiavano e capivano l’inglese e che, specialmente in Italia, non c’era una grande distribuzione e informazione mediatica come ora. In ogni caso, se siamo preoccupati di come vengano su i “giovani d’oggi”, credo che l’unica soluzione sia quella di dare loro una base e un appoggio educativo, che permetta di farli ragionare col proprio cervello ponderando e filtrando i vari messaggi, e se crediamo che siano dei perfetti cretini che copiano ciò che dicono e fanno in film, telefilm, videogiochi e musica, dovremmo porci due domande noi in primis sul nostro ruolo.

Discorsi seri e gusti musicali a parte, se una canzone ci fa piangere, ridere, emozionare, saltare, divertire, se il testo sembra sia stato scritto apposta per noi, se non riusciamo a stare fermi ogni volta che la sentiamo, non c’è nient’altro da fare che alzare il volume e lasciare che l’adrenalina, o qualsiasi altra reazione chimica del nostro corpo, faccia il suo corso.

La musica deve dare emozioni. A noi, non ad altri. Questo è tutto ciò che conta.

PS: Per chi si chiedesse chi sono questi nella foto (a parte la moretta dei Ricchi e Poveri facilmente riconoscibile sulla destra), vi presento gli SMAP, boyband giapponese che si è sciolta dopo 25 anni insieme (stica!) XD

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